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Basilicata nel mondo Mondo

L'uragano Irene raccontato da una materana a New York

Giardino sommerso Giardino sommerso

Quella che sto per raccontarvi è una storia che viene da molto lontano. Una storia che ha per protagonista donne italiane, alcune delle quali legate alla nostra terra da un legame antico e forte perché originarie della Lucania.


Si tratta di un viaggio corale dentro le pagine di un week-end della paura vissuto a New York in attesa del passaggio del tanto blaterato uragano Irene. A parlarcene è in primo luogo Maria Pompei Pellicciari – Pinto che abita nelle “Grande Mela” con tutta la sua famiglia.


La donna, originaria di Miglionico, è presidente dell’Association Donne Lucane of America e  gestisce scuole di riabilitazione per immigranti affinchè, come lei stessa sostiene, “non si perdano giungendo in questo immenso mondo nuovo”.


L’incontro è casuale ed avviene su uno dei social forum più gettonati del momento: Facebook. Attraverso una pagina dedicata all’Associazione, infatti, Maria cerca di ricordare ai suoi connazionali all’estero le loro origini postando in continuazione video, immagini e notizie che possano ricordare l’amata regione.


E’ tra questi commenti che la mia attenzione viene catturata da alcune affermazioni in cui appaiono intuibili sensazioni di paura, alleviati dal ricorso alla preghiera.


L’uragano Irene, infatti, ha tenuto con il fiato sospeso l’America tutta e l’Europa per la sua potenza e forza durante quest’ultimo week-end d’agosto. A leggere le più accreditate agenzie di stampa americane ha causato almeno una ventina di morti, tra nord Carolina e Virginia ed è stata la causa di numerose inondazioni in molte località di Haiti, dove ha danneggiato e spazzato via molte case. Le piogge torrenziali e i venti furibondi, fino a 190 km all’ora, hanno colpito in poco tempo vaste aree come Portorico, la Repubblica Dominicana, le Bahamas, minacciando la costa orientale degli Stati Uniti ed esortando la popolazione a tenersi pronta per possibili evacuazioni. Fortunatamente le più nere aspettative non si sono realizzate e possiamo con gioia immaginare il sollievo provato dalla popolazione americana leggendo le poche righe postate dalla nostra Maria: “La calma dopo la tempesta! A New York oggi splende un sole caldo, brillante...,l'aria e' fresca e della furia dell'altra notte restano solo rami d'alberi spezzati e tanta acqua da raccogliere nelle zone piu' sfortunate....Sia lodato nostro SIGNORE per aver preservato la vita di tante persone.


Anche Francesca Lavagnini,una giovanissima storica d’arte trasferitasi pochi mesi fa in America per approfondire lo studio della lingua ne parla ampiamente nella sua pagina. Vi confesso che il mio trepidare per lei è stato di parte: si tratta di una grande amica con la quale abbiamo condiviso diverse esperienze didattiche. Sapendo della sua permanenza negli Stati Uniti ho mantenuto costante l’attenzione sulla sua di pagina, leggendo con trepidazione quella che potrei definire una piccola cronistoria in diretta al passaggio dell’uragano. Poche frasi che mettono molta ansia e tengono con il fiato sospeso. Ve le riporto.


domenica 28 agosto


Ore 4: 54: A 20 secondi di Irene in downtown mentre qui il fiume straripa e il vento canta.. ma per avere il nome di una donna.. potrebbe fare di meglio!


Qualcuno le chiede: non hai paura?


Francesca le risponde: paurissima!... ma tra donne sono più incaVolata io! che sono stata bloccata qui e non posso tornare a casa. Sì la forza della natura è sempre uno spettacolo meraviglioso! sperando sempre che non causi seri danni..


Ore 5:29: con i piedi nell'uragano... RITRATTO! IRENE è PIU' INCAVOLATA DI ME. Sarà una lunga notte..

Ore 5:33: siamo inondati!


Ore 5:38: al momento le case vicino sono state evacuate, ma noi stiamo al 2 piano e ancora ce la scampiamo solo con la cantina allagata.. il problema è che è solo l'inizio a quanto pare!


La fine del racconto è un video e una lunga sequela di foto che Francesca ha scattato dopo il passaggio di Irene nella sua pagina personale di Facebook. Foto e video che ci ha gentilmente concesso di pubblicare, realizzate domenica pomeriggio alle 17:38 e che raccontano una parte dei danni subiti con i quali l’America, ora, dovrà fare i conti. Il clou dell’emergenza è durato tre ore ed ha portato nella capitale statunitense alla caduta di 650 alberi, numerose case scoperchiate e a oltre 4 milioni di cittadini rimasti senza energia e al buio.


La nostra gioia, è inutile dirlo, è che lei ce l’abbia fatta e come lei molti altri nostri concittadini all’estero a cui, in questi giorni, è andato il nostro pensiero ricorrente.

Mer, 31/08/2011 - 00:20
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